Che cosa è il Bitcoin e perché dovrei saperlo

Primo Piano a cura di

Anche in Italia Bitcoin inizia ad essere un’espressione ed un termine sempre più utilizzato, riuscendo negli ultimi mesi del 2017 ad attirare l’attenzione del pubblico generalista fino a pressoché monopolizzare anche le discussioni e i post su i vari social. Ma che cos’è il Bitcoin e a che cosa serve?

Probabilmente se stai leggendo questo articolo è proprio perché hai letto qualcosa riguardo al Bitcoin scorrendo la bacheca del tuo social preferito, o perché ne hai sentito parlare in metropolitana o da un gruppo di amici, magari tuoi coetanei, e dunque ne vuoi sapere di più.
L’attenzione e l’interesse che Bitcoin ha generato deriva plausibilmente dal fatto che alla data di oggi 1 Bitcoin, la cui sigla ufficiale è BTC ma viene spesso indicato anche come XBTha un prezzo vicino ai 10000 € in confronto al valore medio di 3500 € raggiunto nel mese di settembre e 5000€ nel mese di ottobre, con un picco di 16000 € raggiunto nel mese di dicembre 2017.

A supporto di tale circostanza è possibile prendere in riferimento come analisi i dati e le statistiche fornite da Google in merito alla frequenza di ricerca di una determinata parola sul web: il grafico elaborato mediante Google Treds mostra chiaramente come in Italia  nell’ultimo mese la ricerca del termine Bitcoin abbia avuto un incremento esponenziale, diventando molte volte un trend topic, correlato all’incrementale aumento di valore del Bitcoin.

 

google - Che cosa è il Bitcoin e perché dovrei saperlo

bitcoin. - Che cosa è il Bitcoin e perché dovrei saperlo

Cos’è il Bitcoin ?

Veniamo direttamente al punto. Bitcoin è una moneta digitale idealizzata nel 2009 con lo scopo di creare un sistema di pagamenti decentralizzato, sicuro e pubblico.

Descritto così sembra non essere chissà poi quale rivoluzione, dopo tutto verrebbe da dire che anche l’Euro e il Dollaro sono dei sistemi di pagamenti sicuri ed usati da tutti. Invero i tre aggettivi appena elencati per descrivere cosa è il Bitcoin racchiudono dei significati molto particolari.

Dell’inventore del Bitcoin si sa veramente ben poco oltre il suo nome di Satoshi Nakamoto, plausibilmente uno pseudonimo, la cui identità continua a rimanere un segreto ed un mistero.

Come funziona il Bitcoin: la Blockchain

Il buon Nakamoto ha sviluppato il Bitcoin sulla base di una sua precedente idea presentata nel 2008, la Blockchain. Questa costituisce il cuore portante del Bitcoin e rappresenta la tecnologia grazie alla quale il Bitcoin esiste.

Senza entrare eccessivamente nel dettaglio tecnico ed implementativo, la cui trattazione esula dalla scopo del presente articolo, la Blockchain può essere descritta come una tecnologia grazie alla quale è possibile realizzare una rete i cui nodi partecipanti collaborano alla realizzazione e mantenimento di un Libro Mastro con la caratteristica di essere distribuito, pubblico, trasparente ed immutabile. (questi aggettivi ricordano qualcosa ?)

Questo Libro Mastro è strutturato in una lista di blocchi concatenati uno di seguito all’altro (da cui il termine inglese block-chain) contenenti delle specifiche informazioni il cui significato è associato direttamente allo scopo per il quale si vuole creare la rete.

Il fatto che sia distribuito implica che tutti i nodi della rete dispongono di una propria copia, che nello specifico risulta essere «la copia» in quanto a regime questa è uguale e sempre identica per tutti i nodi che rimangono costantemente aggiornati e sincronizzati fra loro.

L’immutabilità delle informazioni che vengono mano a mano scritte in questo Libro Mastro è garantita da due fattori: le informazioni ivi contenute sono associate ad un marcatore temporale (in inglese, Timestamp) e sono memorizzate mediante delle tecniche di criptografia.

Quando si ha necessità di scrivere dei nuovi dati nella Blockchain i nodi della rete concorrono a raggruppare le informazioni in un blocco fino a raggiungere una certa dimensione, la cui grandezza è nuovamente un valore in realtà arbitrario (tuttavia una volta scelto e concordato rimane uguale per tutti i nodi della rete che dovranno usare tale dimensione).

Il marcatore temporale associato a ciascuna informazione viene utilizzato per garantire l’ordinamento cronologico fra esse, ed alla fine utilizzando degli algoritmi di criptografia vengono calcolati dei speciali «codici di controllo» che dipendono sia dal blocco che si vuole scrivere che dal blocco immediatamente precedente.

Una volta elaborato e concluso il procedimento di costruzione del blocco questo viene immediatamente concatenato alla lista dei blocchi che formano la Blockchain e tutti i nodi della rete vengono notificati della creazione del nuovo blocco, che dunque scaricheranno e conserveranno nella propria copia locale.

Un nuovo concetto di fiducia

Il meccanismo alla base della Blockchain appena descritto consente dunque di creare una concatenazione di blocchi di informazioni man mano sempre più solida, in quanto la validità delle contenute in un blocco dipendono strettamente dalle informazioni contenute nel blocco immediatamente precedente le quali a sua volta sono legate al blocco ancora più indietro e così in estensione in analogia per tutti gli altri.

La principale conseguenza, e probabilmente il più grande vantaggio, che deriva dal funzionamento e implementazione di tale meccanismo è la ridefinizione del concetto di fiducia: non vi è alcuna autorità centrale o terza che svolge il ruolo di garante, che invece viene ricoperto dalla rete stessa in una forma democratica.

Una volta che le informazioni vengono scritte e validiate nel Libro Mastro della Blockchain, per il funzionamento descritto queste diventano  inalterabili ed immodificabili, e dunque immuni da manomissione o alterazione.

Si pensi dunque all’implementazione di un catasto nazionale di immobili o di un Registro Automobilistico mediante tecnologia Blockchain: l’elenco di tutte le informazioni associate all’immobile o al veicolo sarebbe immutabile ed inalterabile. La trascrizione di una compravendita di un immobile non richiederebbe più la presenza di un notaio come figura terza garante, né al contrario sarebbe possibile eliminare l’indicazione di un passaggio di proprietà di un autoveicolo o l’indicazione di un incidente in cui esso è stato coinvolto.

Ogni nodo della rete, infatti, ha una propria copia dell’unica versione aggiornata del Libro Mastro. Se qualcuno volesse alterare un’informazione contenuta dovrebbe manomettere tutte le copie della Blockchain di tutti i nodi della rete, ed in modo simultaneo.
In realtà, ipoteticamente, non sarebbe necessario manomettere l’intera rete ma ne basterebbe il 51% della stessa in modo tale da far risultare invero l’informazione alterata come quella con più consenso, e dunque far convergere «democraticamente » l’intera rete alla nuova informazione.

Nel gergo tecnico tale circostanza viene indicata come attacco 51% ma rimane, per ora, uno scenario puramente teorico in quanto significherebbe avere il controllo del 51% della potenza di calcolo di tutti i computer che effettivamente partecipano e realizzano la rete.

Cos’è dunque Bitcoin ?

Arrivati a ciò è facile dunque capire cosa sia Bitcoin: un’implementazione della tecnologia Blockchain in cui le informazioni memorizzate nei blocchi non sono altro che transazioni di scambio della valuta Bitcoin avvenute nella rete stessa.
Ecco quindi che Bitcoin diventa una valuta ed un sistema di scambio monetario a tutti gli effetti la cui decentralizzazione della rete garantisce l’assenza di intermediari quali istituti bancari.

Dove vengono conservati allora i nostri Bitcoin ? Banalmente, in un nostro Wallet (dall’inglese portafoglio, anche se il termine contestualizzato dovrebbe essere portachiavi), ovviamente digitale, che possiamo utilizzare come applicazione da installare sul nostro computer o come servizio online cloud.

Ciascun Wallet è contraddistinto da una coppia di chiavi digitali comunemente note come chiave pubblica e chiave privata. Entrambe fanno uso di particolari algoritmi di criptografia e per questo spesso si indica il Bitcoin come una criptomoneta o una criptovaluta.

Crittografia e anonimato

Il Libro Mastro della Blockchain è pubblico ovverosia chiunque può vedere ed ispezionare le informazioni contenute al suo interno, anche senza far parte della rete stessa.
Eppure abbiamo sicuramente letto o sentito da qualche parte che il Bitcoin viene spesso utilizzato per effettuare acquisti online e pagare in modo anonimo, ed effettivamente è proprio così.

Come può il concetto di pubblico coesistere con il concetto di anonimato ? Con una magia chiamata crittografia.

La chiave pubblica associata al proprio Wallet Bitcoin rappresenta il proprio indirizzo che può essere comunicato a chiunque per poter farsi trasferire, e dunque ricevere, i Bitcoin.
Questo indirizzo è costituito da una sequenza di caratteri e di cifre di una lunghezza minima di 26 e massima di 35, e che per Bitcoin inizia categoricamente con la cifra 1 e termina con la cifra 3.

Questo indirizzo è pubblico, chiunque può vederlo e chiunque può vedere quanti Bitcoin sono stati trasferiti a quell’indirizzo e quanti attualmente ne sono contenuti.

L’anonimato deriva dal fatto che è a priori impossibile collegare una particolare sequenza di caratteri, e dunque un indirizzo Bitcoin, ad una specifica persona fisica.

L’utilità della chiave privata associata al Wallet risiede sia nel poter accedere e sbloccare il portafoglio reclamandone il possesso sia per applicare la propria firma digitale ad una transazione.

È fondamentale dunque non comunicare mai a terzi la propria chiave privata che deve custodita con attenzione in quanto non è neanche possibile recuperarla in caso la si perda.

Chi sono i Miners

La Blockchain ha una natura democratica tuttavia i nodi che partecipano alla rete, e ne garantiscono dunque il funzionamento, non lo fanno per la gloria. Scaricare tutte le informazioni contenute nei blocchi già memorizzati, gestire ed organizzare le nuove informazioni affinché queste possano essere validate ed inserite nel Libro Mastro è un’attività che viene retribuita in funzione del lavoro svolto.

Il ruolo del miner è  essenzialmente quello di validare le transazioni avvenute nella rete di Bitcoin e che si trovano in stato di attesa di conferma.
Quando avviene una transazione nella rete di Bitcoin, quindi uno scambio di Bitcoin, questa viene annunciata e trasmessa all’intera rete e temporaneamente memorizzata in un’area dedicata alle transazioni pendenti.

I miners competono fra loro nel selezionare un insieme di transazioni, unirle in un blocco unico e risolvere un determinato problema matematico di elevata complessità affinché quelle transazioni possano essere convalidate e dunque concatenate ed inserite nella Blockchain in modo permanente ed immutabile.

Come ricompensa del lavoro svolto il miner riceve un certo ammontare di Bitcoin, ed ecco perché c’è competizione nell’essere i primi (ed unici, per quel blocco di transazioni) a risolvere il complesso problema matematico di verifica.

Ma quanti Bitcoin ottiene un miner come profitto ? La risposta è che la ricompensa è variabile sia un quantità che nel tempo.
I Bitcoin non sono infiniti e né lo potranno essere. Fin dall’ideazione iniziale di  Satoshi Nakamoto, Bitcoin è stato sviluppato secondo un criterio matematico che garantisce che potranno essere prodotti, e dunque esistere, al massimo 21 milioni di Bitcoin.

La ricompensa riconosciuta al miner infatti è stata programmata per diminuire nel tempo secondo una progressione geometrica con un dimezzamento del premio ogni 4 anni circa.
Questo significa che una volta minati tutti i Bitcoin i miners non riceveranno più alcun compenso ? Ovviamente no, in quanto comporterebbe l’immediato crollo dell’intera rete.

I miners, infatti, traggono profitto anche dalle commissioni. Ogni transazione che avviene nella rete Bitcoin prevede anche l’indicazione di una commissione, ovvero di  uno specifico premio che verrà pagato al miner che quindi avrà tutto l’interesse a selezionare fra l’elenco di tutte le transazioni da confermare quelle con commissioni paganti più alte.

Ciò comporta, in termini statistici, che più sarà alta la commissione che si è disposti a pagare e prima la transazione ad essa relativa sarà validata.

L’aspetto speculativo

Nelle intenzioni di Satoshi Nakamoto Bitcoin sarebbe dovuto essere un sistema di scambio monetario veloce, efficiente e dalle basse commissioni. Quanto più distante dalla conformazione odierna.

Nella sua attuale implementazione Bitcoin non è ancora un sistema sostenibile: se tutti i 7 miliardi di persone al mondo domani volessero usare Bitcoin per le loro transazioni sarebbe un gran fallimento in quanto la rete collasserebbe ben prima.
Ad oggi infatti Bitcoin si porta sulle spalle un peso di oltre 50 mila transazioni non confermate, delle quali probabilmente molte non lo saranno ancora per molto tempo andando in uno stato di starvation (letteralmente, morire di fame).

Tale fenomeno determina come principale conseguenza (o, alternativamente, ne potrebbe essere la causa) un progressivo aumento del costo delle commissioni in una competizione a chi  è disposto a pagare di più per vedere la propria transazione confermata.

Aspetti negativi per l’utente finale ma non per i miners, i quali invece hanno tutto l’interesse nel selezionare le transazioni che corrispondono delle commissioni sempre più alte.
Guadagni che negli anni hanno fatto sì che la figura del miner sia diventato uno stackeholder sempre più di rilievo nella rete Bitcoin, facendo addirittura nascere un indotto economico correlato di aziende nate da zero ed incentrate esclusivamente nel mining di Bitcoin, dislocate quasi esclusivamente in paesi in cui il costo energetico (€/kW) legato al funzionamento delle apparecchiature hardware è tale da rendere profittevole l’investimento.

Ed ecco dunque la prima trasformazione di Bitcoin da valuta digitale ad un asset finanziario sul quale poter investire e far nascere imprese dal fatturato probabilmente milionario.
Trasformazione che a partire dal 2015 è venuta progressivamente a completarsi con l’ingresso nell’economia di Bitcoin di nuovi ed ulteriori gruppi di investitori dall’elevato capitale, le così dette balene, i quali non si son fatti sfuggire le emergenti possibilità di guadagno legato al trading delle criptovalute e di Bitcoin stesso.

Ad oggi si può pertanto affermare verosimilmente che Bitcoin abbia assunto una conformazione analoga ad un asset finanziario ed ne sia stata alterata la originale natura di sistema di pagamento digitale, determinando come diretta conseguenza la nascita e affermazione di nuove criptovalute pronte a farsi carico di tale scopo.

Basti pensare, per esempio, che un caffè pagato mediante Bitcoin probabilmente andrebbe a costare più di 2€ di commissioni di transazione mentre coin quali Dash, Ripple o Lumen permettono di eseguire transazioni dalle commissioni pressoché ridotte, se non nulle, e soprattutto istantanee, fattore chiave affinché possano essere effettivamente usate come valute di compravendita nella vita di tutti i giorni.

A quale futuro Bitcoin va incontro ? Difficile dirlo e fare previsioni non è lo scopo di questo articolo. In ogni caso sarà sicuramente da tenere in considerazione il fatto che Bitcoin non può essere coniato  all’infinito in quanto sussiste il limite di 21 milioni di monete circolanti, fattore che unito ad un’eventuale domanda sempre più crescente potrebbe costituire la chiave di volta che ne determinerà il suo valore.

The Coin Paper non offre servizi di consulenza finanziaria.
La presente lettura non deve e non può essere interpretata come un sollecitamento ad investire.
Investimenti nel mercato delle criptovalute possono comportare la perdita totale del capitale, senza alcuna garanzia.

Primo Piano

Vai a Top